Unità Pastorale delle Parrocchie in Cisano Bergamasco


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28.08.2020 - don Roberto
Il sistema minocratico
una chiosa verso il referendum del 20/21 settembre 2020

20/21 settembre 2020. Referendum.
Tu ci andrai? Esprimerai col voto referendario la tua idea?
In verità lo puoi fare anche lunedì 21 settembre fino alle ore 14.00.
Non sono domande decisive per la vita, ma dovrebbero essere domande decisive per la democrazia che inevitabilmente ci permette un certo modo di condurre la vita. [continua]

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15.08.2020 - don Roberto
Prepotente Preghiera
Lettera a Maria nella solennità della sua Assunzione

Un saluto a te Maria.
In questi ultimi tempi la domanda che va per la maggiore, almeno dalle nostre parti, è quello di chiedere: "Come stai?". Non so se sia opportuno e doveroso chiederlo anche a te; in ogni caso ti saluto con un pizzico di trepidazione e con gli occhi un po' bassi perché non ti nascondo una certa fatica dovuta a questo tempo assai unico, strano e per certi versi incomprensibile. [continua]

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17.08.2020 - Miriam Rondi
"Prepotente preghiera" cioè preghiera un po' "sfrontata" o preghiera "molto potente"? io la interpreto in entrambe le accezioni, in ogni caso preghiera capace di esplicitare pensieri che spesso rimangono tali, ma che è invece utile e bello condividere. Come al solito, don Roberto offre molti spunti per riflettere, ma mi limito a qualche considerazione. D'accordo che il motto coniato e diffuso nei primi tempi della pandemia "Andrà tutto bene", soprattutto riletto con il senno di poi, è una vera e propria stupidaggine. "Non sarà tutto come prima", altro motto diffuso, ma mi chiedo, in che senso "non sarà tutto come prima"? Come nostalgia e rimpianto per ciò che non sarà più o come fatto positivo, come aspettativa e speranza in un mondo migliore? Sono convinta che "tutto non deve essere come prima" in quanto il momento della prova, il momento in cui ogni "nostra" certezza sembra essere svanita, ci deve aver insegnato qualche cosa, per esempio il desiderio di ritrovare il senso autentico dell'esistenza così da trasformare in termini cristiani cioè in CARITÀ, AMORE, SERVIZIO, DEDIZIONE, FRATELLANZA quei valori umani che nell'emergenza della crisi si sono espressi come solidarietà, generosità e gratuità del volontariato. Non è facile, non è scontato soprattutto quando si è smarriti, confusi, incerti, spaventati... e così, perché riusciamo a capire e a imparare a leggere il presente modo da riscattarci dalla nostra mediocrità, dalla nostra insicurezza, dalla dimensione materiale della nostra vita per "cogliere il senso, il valore, il progetto di Dio dentro questo nostro tempo" ABBIAMO BISOGNO DELL'AIUTO DI MARIA. Chi si rivolge a Lei lo ha fatto ogni tempo e lo fa a suo modo con i suoi limiti, con il suo entusiasmo, le sue capacità, con atti di devozione o di affidamento... ci si rivolge a Maria "con il desiderio che... possa aiutarci... a capire come convertire la nostra vita e la nostra fede". La modalità, con la quale Tiziano nella Pala dell'Assunta, che si ammira nella basilica di Santa Maria dei Frari a Venezia, dipinge la Vergine a mezz'aria tra il mondo terreno e la sfera divina e con il piede destro sollevato dalla nuvola su cui Ella poggia, mi pare invitarci a "sgrovigliare la nostra vita rivolta alla terra per convertirla verso il Paradiso" per il quale "sappiamo di essere stati fatti e pensati". Dunque consapevoli della nostra fragilità, della nostra debolezza e nonostante la nostra inadeguatezza, ci affidiamo alla Vergine che ha in sé tutto quanto di buono può esserci in una creatura perché Maria è l'eccelsa tra tutte le creature, la sua "bontà" si manifesta come "misericordia", cioè come capacità di soccorrere chi soffre e chiede, come "pietate", cioè come tendenza a prendere parte al dolore altrui, come "magnificenza", cioè generosità nel praticare la "misericordia" e la "pietate" al sommo grado; così La celebra Dante in una terzina della preghiera che san Bernardo rivolge alla Vergine nella terza Cantica della Divina Commedia "In te misericordia, in te pietate, in te magnificenza, in te s'aduna quantunque in creatura è di bontate".

18.08.2020 - Giovanna Pirola
Una inusuale, ma toccante preghiera, quella rivolta a Maria da don Roberto in occasione della festa dell'Assunta appena celebrata. Che dà a noi (e per questo lo ringraziamo!) l'opportunità di riflettere sui tempi che viviamo, ma soprattutto sul modo che ognuno ha di rivolgersi in preghiera a Gesù e alla sua e nostra Madre, Maria. Sappiamo bene che pregare è dialogare col divino, con l'Assoluto, con quell'entità che non vediamo, ma che la nostra fede ci porta a credere e a sentirne il desiderio nel cuore. Un rapporto col Cielo che dovrebbe essere tale sia nei periodi buoni, con la lode e il ringraziamento, sia in quelli meno buoni, con richiesta di aiuto, forza e quant'altro. Dovremmo essere figli che parlano sempre col Padre, affettuosamente legati a Lui in ogni circostanza della nostra vita. È così che si può sperimentare la ricchezza di una vita modellata sulla spiritualità evangelica, che ci faccia sentire meno il peso, la "zavorra" che ci tiene tremendamente ancorati alla terra e ci rende sempre più difficile alzare lo sguardo al Cielo. E il punto è proprio qui. Il mondo seduce l'uomo con le sue chimere, comodità, sballi, il denaro lo inganna e la sete di potere lo trascina in un vortice pericoloso di onnipotenza. La scienza ha permesso all'uomo di raggiungere livelli impensabili fino a pochi anni fa, di conoscenza e conquiste nei vari campi del sapere; e questo, in sé, è buona cosa, ma se affascina l'uomo a tal punto da fargli dimenticare che in realtà dipende e appartiene solo a Dio, può essere un tranello deleterio per la salvezza dell'intera umanità. Ed è proprio quello che sta succedendo in questo terzo millennio (non si sono addirittura sospese le messe durante la pandemia, screditando così il potere che esse potevano avere in un momento di fatica per molte persone?) Quando poi la sciagura o la disgrazia si abbatte e ci tocca direttamente, il dolore e la sofferenza è tale che tutto va in crisi, saltano i nostri punti fermi così ancorati a terra, e Dio ci sembra sempre più lontano, al punto che molti, addirittura, rinnegano la sua esistenza a motivo del loro tragico dolore: dov'è Dio se lascia l'uomo nel momento del bisogno? Di sciagure, guerre, violenze e abusi ne è piena la storia umana come ben afferma don Roberto e questa dei nostri tempi non è probabilmente la peggiore (con rispetto per chi è stato toccato direttamente), diciamo che non è stata così totalizzante. Quello che evidentemente è cambiato dal passato è il nostro modo di reagire alle sciagure, rendendo strano e addirittura incomprensibile la gestione di questi tempi di pandemia. Viviamo tempi di "religiosità mutata" rispetto a tempi passati in cui gli uomini per lo più vivevano nella precarietà e nella fatica, il sacrificio e le difficoltà erano per loro pane quotidiano. Temprati da una vita di sofferenze resistevano a calamità e disgrazie con maggior sopportazione… e la fede, forse meno cercata e riflettuta, era però il loro unico punto fermo. Il contrario, insomma, dell'era moderna. È quindi logico che la pandemia si sia abbattuta come uno tzumani sull'occidente, ricco e potente, facendo vacillare tutte le sue certezze. Ed è quindi necessario quel cambiamento interiore dell'uomo che dovrà portarlo a dire che per forza "tutto non dovrà essere come prima". Che Maria ci aiuti tutti in questo senso! A convertire e migliorare il nostro sentirci di Dio, prima che del mondo. Penso che l'amore di Dio non si comanda a bacchetta, va atteso, cercato e accolto. Ritornando alla domanda iniziale che don Roberto rivolge a Maria : "Come stai?“, da mamma provo un grande senso di tenerezza e compassione. Povera Mamma Celeste, credo che nemmeno lei, volgendo lo sguardo su di noi, stia molto bene. Starà sicuramente come tutte quelle mamme che piangono, vedendo i loro figli perdersi nelle seduzioni del mondo e andare sempre più alla deriva, tra vizi e godimenti; come quelle mamme che in ogni modo cercano di convincere e persuadere i figli nelle loro scelte sbagliate, e non ricevono risposta alcuna, se non indifferenza e ingratitudine. E questo, per una mamma , è un dolore grande. Ma abbiamo l'assoluta SPERANZA di essere figli di un Dio più potente di ogni male, un Dio misericordioso che ci vuole salvare. Maria è la Regina del cielo e della terra, che schiaccia il drago sotto i suoi piedi, che è avvocata nostra al cospetto di Dio e per la sua bontà di Mamma crediamo e preghiamo comunque incessantemente, che ci aiuti a DESIDERARE LA SALVEZZA. Perché questa, dipende solo da ognuno di noi.

09.05.2020 - don Roberto
Baratto sulla pelle della fede
Una riflessione a seguito del desiderio di ripartire dopo l'attenuarsi della pandemia causata dal COVID-19

24 febbraio 2020 una data che segnerà la storia, così come molte altre date di queste ultime settimane. Parto dal 24 di febbraio perché da quel giorno con decreto prima della regione Lombardia e poi del governo nazionale si è decretata la sospensione delle attività didattiche e la chiusura degli edifici scolastici a causa del diffondersi del virus che gli scienziati hanno denominato COVID-19. [continua]

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08.08.2020 - Giovanna Pirola
Leggo con notevole ritardo l’interessante riflessione di don Roberto sui tempi che stiamo vivendo e me ne dispiaccio (tutta colpa della mia scarsa attitudine ai social che si esaurisce con “iclesia”!). Penso però che quando si parla di fede il tempo abbia importanza pressoché nulla. Ho letto e riletto più volte la lettera cercando di coglierne l'essenza più profonda, sottolineando ed evidenziando ciò che mi colpiva e mi faceva ribollire dentro quel che sento e che ho provato nell’animo confrontandomi con la mia fede, in questi mesi di pandemia, di lockdown, di fase 2 e fase 3 (in che fase ci troviamo?). Non se ne leggono tante di riflessioni simili riguardo la fede sui giornali, anzi, direi che non ho letto da nessuna parte (nemmeno sui giornali “cristiani”) qualcuno che prendesse le difese della propria fede in questo modo denunciando pubblicamente e coraggiosamente la propria idea (avrei tanto voluto che questa posizione la prendessero gli alti prelati della chiesa, facendo sentire una voce fuori dal coro comune, ma così purtroppo non è stato.. !). Non ho nemmeno mai sentito parlare qualcuno di covid o di pandemia dando un taglio, uno sguardo spirituale all’argomento: tutti, sempre e solo, tremendamente attaccati alla scienza medica, argomentando sì di umanità, di diritti e rispetto umani e quant'altro, ma solo in riferimento alla realtà terrena, come se l'uomo fosse fatto di sola carne. La fede è mistero, e dove c'è mistero non c'è niente di scientifico e di terreno. Tutte le volte che qualcuno tocca l'argomento “fede” in riferimento al covid-19, mi lascia dell'amaro in bocca, quella sensazione tristemente fastidiosa che, anche nella mia religiosità e nella mia fede, se non mi equiparo al pensiero comune, in nome dell'etica del bravo cittadino che in tutto deve rispettare le norme e i decreti, sono una cattiva persona, irresponsabile, magari anche ignorante e bigotta, perché ai nostri giorni la scienza sembra dettare legge su tutto, e quel che non sopporto è che sembra che tutti si adeguino senza troppi problemi accettando di appiattire la propria fede con limitazioni che tolgono la spiritualità stessa della fede. O peggio ancora, talmente poco interessati al tema, che nemmeno ci pensano. Ma la chiesa è forse un luogo pubblico come lo è un ristorante, un supermercato, un ufficio o ambulatorio? Nemmeno io ci sto a questo baratto perché, per quanto la mia fede sia altalenante, sono convinta e niente potrà farmi cambiare idea, che la chiesa sia la casa di Dio, la dimora del mio Signore che è morto per me, che mi ama più di tutti, che lì mi aspetta, anzi “ci” aspetta tutti, perché vuole solo il nostro bene, perché lì, ci può dare ciò che il mondo non potrà mai dare a nessuno e che in quella “casa” nulla dovremo temere; penso che non siano le chiese e tanto meno le liturgie che si svolgono in esse, luoghi o motivo di contagio, e se anche fosse….cosa dovrei temere? Non si va in chiesa per lodare e glorificare Dio? Non si ripete e si canta durante la messa che il “Signore è il mio pastore, non manco di nulla…”? La liturgia è piena zeppa di invocazioni a Dio Padre, Colui che ci salva, ci libera da ogni male, ci promette in dono un destino glorioso! Quante volte nel Vangelo Gesù ci esorta a “non temere”? Allora, siamo tutti pappagalli che ripetono litanie e invocano aiuto dal Cielo fin tanto che siamo dentro in chiesa e poi fuori... tutta un'altra storia? Più semplicemente, la realtà è che l'uomo si concentra sul coronavirus, mentre Gesù ci insegna a pensare di più alla nostra anima, anziché al corpo! Se mi affido al mio Dio nulla devo temere! Perché avere paura? Di che cosa? Di morire? E anche se fosse? Siamo figli di un Dio unico e misericordioso che ci ha promesso che nemmeno la morte ci separerà da Lui; il cristiano non dovrebbe temere, non al punto da permettere di farsi relegare la fede in un angolino in nome di ciò che detta la legge e la scienza! Nemmeno io ci sto a barattare la mia fede con distanziamenti, mascherina e igienizzante. Mi sono sentita deturpata nel mio credo, mutilata nella mia fede. Per forza di cose ho dovuto rispettare le regole, ma sono profondamente delusa nell'animo. Credo fermamente che se all'entrata della chiesa devo lavarmi le mani con un igienizzante (per fortuna da noi no!) perché così è rispettoso verso il fratello... non lo sia affatto verso Dio! C'era l'acquasantiera e doveva bastare, perché, come giustamente ha ripetuto nella lettera don Roberto, non è un semplice ricordo di purificazione, ma crediamo che quell’acqua sia segno di un Amore più grande e più potente di ogni pandemia, così come gli oli santi, i Sacramenti e l’Ostia consacrata, che non servono solo all'anima e al cuore, ma per forza devono intrecciare la nostra fisicità! Se così non fosse non avrebbe senso tutto ciò che facciamo e ripetiamo alla messa e purtroppo veramente verrebbero legittimati coloro che ripetono che i cristiani al giorno d’oggi non sono più credibili! Come aver tolto, per fare uno dei tanti esempi che potrei citare, la possibilità di entrare nei santuari (luoghi, per eccellenza, dispensatori di grazie), e come a Lourdes, aver sospeso l'immersione nelle “piscine”- pare assurdo - ma non si entra nelle piscine per essere purificati e guariti anche nel corpo? Nel tempo della pandemia non si dovevano sopprimere le messe e i Sacramenti, non ci dovevano privare dell'Eucaristia, l'unica fonte e linfa vitale, sostegno e conforto in quel periodo cupo e di sofferenza per tante persone. Credo di poter affermare che ciò non sia mai successo prima nella storia umana... e di pandemie, pestilenze e sciagure ne sono accadute! È stato un sacrilegio e Dio ce ne perdoni! E siamo ancora qua, a dover entrare in chiesa staccati dai fratelli, senza riuscire più a sentire nel cuore quell’unità intima con gli altri, sentirci tutti insieme nella stessa barca per lodare un Dio unico e di tutti, sentirci figli di un unico Padre che ci vuole bene, senza più sentirci davvero “comunità che cammina insieme”. Si incontra tanta paura nello sguardo delle persone, titubanza nell’avvicinarsi (pure lo scambio della pace ci hanno tolto) tutti (o quasi) guardinghi e diffidenti. Forse molti avrebbero addirittura voluto continuare con le messe seguite in TV, per essere più sicuri nel proprio riccio...ma così non c'è chiesa, non c'è comunità, non c'è condivisione di una grazia comune... non scherziamo, se ciò corrispondesse al vero sarebbe veramente segno di una decadenza spirituale molto pericolosa per l'umanità intera. Davvero l'uomo ha dimenticato ancora una volta il suo essere “di Dio” e si lascia guidare da sé stesso confidando esclusivamente nella sua intelligenza. Come ci ha invitato don Roberto, dovremmo rileggere, lasciarci interrogare, ammonire e guidare dagli antichi profeti, servirà tanto tempo ancora per capire meglio chi siamo, cosa vogliamo e cosa significhi per noi la parola “credere”… Un cristiano, prima di essere un uomo, deve imparare a sentirsi un figlio di Dio. Solo così non ci accontenteremo di sentirci in sintonia con gli uomini, ma cercheremo prima di tutto di sentirci in sintonia con l'anima, che non è nostra, ma di Dio che ce l'ha donata e a cui, un giorno, dovremo renderla.

01.03.2020 - don Roberto
La vita non è un virus
Una riflessione a partire dalla situazione che si sta vivendo a seguito del virus COVID-19

In questi giorni particolari nei quali stiamo facendo esperienza della precarietà della vita e come un virus possa mettere in scacco tutta l’umanità, tornano con forza alcune domande che fanno riemergere il sapore del senso delle cose, soprattutto il senso e il gusto della vita.
Non sapremo mai con esattezza l’origine di questo virus che può assalire ogni persona, ma in modo particolare quelli che hanno le difese immunitarie più labili, ossia gli anziani e coloro che già soffrono per qualche malanno
. [continua]

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03.03.2020 - E.R.
[...]

Vero che situazioni come questa ci portano a riflettere sui nostri limiti e sulla fragilità dell’essere umano. La stessa sensazione che ho sperimentato quando in tre mesi mio papà se ne è andato per un tumore, o in altri momenti delicati che mi sono trovata a vivere con la mia famiglia in ospedale, tanto inaspettati quanto difficili! Ti crolla letteralmente il mondo addosso, ti senti fragilissimo, un essere sospeso ad un filo sottile sottile. Ma sono i momenti in cui rivaluti il senso vero della vita, e l’importanza di vivere bene il tempo che ci è concesso!
Il rischio - dice lei - accanto alla consapevolezza di essere fragili - è quello di volere a tutti i costi dominare la situazione, rischiando di ricadere nel peccato originale... Sì, forse anche questo è vero. Ma mi pare che se sia peccato non accettare i nostri limiti, sia d’altra parte nostro dovere mettere a frutto le capacità e potenzialità che Dio ci ha dato, sia a livello scientifico che a livello decisionale e organizzativo, in difesa magari proprio di chi come quel nonno del suo paese potrebbe perdere la vita!
Ora i medici ci stanno dicendo che se non si riuscirà per lo meno a dilazionare nel tempo le ondate di questo virus, il rischio è che coloro che avranno bisogno di cure ospedaliere non ne abbiano la possibilità! Questo è ciò che mi spinge ad accettare come tutto sommato giusto e forse Cristiano questo sacrificio di tutti. E io ai medici ho scelto di credere! Ho visto e conosciuto in questi anni medici speciali dalle qualità professionali e umane davvero grandi, che anche quando non ti sanno dare spiegazione di certe situazioni ammettono la propria finitezza e non smettono di combattere! Voglio fidarmi di loro, consapevole che forse i miei occhi non sono abbastanza aperti sulle motivazioni collaterali economico-politiche delle scelte che si stanno facendo, indubbiamente più discutibili, ma ai miei occhi le motivazioni mediche restano valide e imprescindibili.
Discorso sulle Messe feriali, è vero...solo, forse, permetterle non sarebbe facilmente gestibile di fronte a chi potrebbe citare altri ritrovi non troppo affollati e di fatto vietati. Quanto alle scuole, il suo è uno spunto super interessante! Il problema a mio parere è che anche i ragazzi più grandi, colpa in primis di noi famiglie, non sono purtroppo in questo senso abbastanza responsabili. È doveroso farli riflettere ed educarli, ma forse non in un momento di emergenza, dove la prudenza dovrebbe essere davvero forte per limitare i contagi in ambienti che spesso sappiamo affollati come le aule di molte scuole. Lo stesso pericolo si corre comunque per i giovani e per gli adulti, all’università come in tutti gli ambienti appunto sovraffollati.
Per il resto anche a me non piacciono proprio certi discorsi che sentiamo in televisione o certi atteggiamenti insensati ed egoisti che vediamo tra le persone. Quello che voglio dire è semplicemente che in me in questo periodo prevalgono altre considerazioni che mi fanno dire che forse tutto sommato questo sacrificio un senso ce l’ha... È anche vero che ci sono altri mille problemi importanti di cui pochi paiono preoccuparsi al mondo e senz’altro dobbiamo cercare di rifletterci!!! Ma non per questo mi sento di sminuire in qualche modo questa situazione o di pensare che non vada affrontata con tutti i mezzi che abbiamo, a tutela principalmente dei più deboli! Da qui comincia la mia Quaresima, rinunciando spero solo per qualche giorno ancora anche a ciò a cui non avrei mai rinunciato, nel mio animo SOLO per questi motivi.
Nella speranza e nella preghiera di poter tornare prestissimo a ritrovare la mia comunità e a ricevere Gesù!!
Grazie di tutto!

04.03.2020 - Miriam Rondi
Sottoscrivo la Sua lunga e articolata riflessione, realistica e perché no molto amara e mi permetto di annotare alcuni miei pensieri partendo dal riferimento al passato, convinta che la "memoria" possa essere stimolo, confronto, arricchimento. Grandi calamità hanno sempre colpito l'uomo dal racconto biblico del diluvio universale, con la vicenda di Noè esempio di obbedienza a Dio Padre e di fede incrollabile, fino ai nostri giorni. Oggi la Lombardia sembra essere il fulcro di questa nuova calamità e proprio Milano è il cuore della descrizione della "peste" nei "Promessi Sposi" di A. Manzoni, che fece un'analisi lucida e spietata della pestilenza che interessò la "Lombardia" nel XVII secolo e fece emergere aspetti negativi (negligenza e incuria delle autorità del tempo, lentezza e ritardi nei provvedimenti sanitari), ma valorizzò in particolare anche comportamenti sociali animati dalla solidarietà, dalla carità cristiana e dallo spirito di sacrificio. La carestia, la guerra, la peste di cui parla Manzoni si possono interpretare come metafora dei mali che travagliano la vita e dai quali l'uomo, anche quello del III millennio non ha scampo e attraverso i quali può essere capace di ridimensionarsi, di riconoscersi fragile e limitato, di ritrovare quesi valori positivi che lo qualificano come uomo, come cristiano. E allora mentre gli scienziati continuano a studiare il virus e ne analizzano le mutazioni genetiche ecc..., mentre si legifera per scongiurare un'emergenza sanitaria..., mentre siamo nella impossibilità di fare chiesa senza essere "radunati", dal momento che la nostra tradizione vuole la guida del sacerdote, del vescovo ecc, di fatto ciascun battezzato può essere "chiesa" e deve essere capace di valorizzare questo particolare tempo dell'anno liturgico, la Quaresima, tempo di penitenza, di digiuno e di preghiera accettando giocoforza, come forma di penitenza e digiuno, la pratica della meditazione e della preghiera individuale compiendo, nella semplicità e nel sacrificio dell'assenza delle relazioni comunitarie, il proprio cammino di fede verso la Pasqua, guidato dallo Spirito Santo nel riscoprire il dono della Parola di Dio.

15.08.2019 - don Roberto
Il segreto della preghiera di Maria
Lettera a Maria nella solennità della sua Assunzione

“Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te”
Molte volte usiamo queste parole rivolgendoci a te, Maria, con quella preghiera che raccoglie le parole usate dall’arcangelo Gabriele; così quest’oggi, nella solennità della tua assunzione le facciamo di nuovo nostre: “Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te”. [continua]

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26.08.2019 - Miriam Rondi
Grazie per avere dato voce a una serie di pensieri, che non è così ovvio esprimere, in una interessante, articolata, per certi aspetti "coraggiosa" riflessione a cuore aperto, per me stimolo a ragionare sul fatto che a volte sono convinta di avere smarrito il senso del pregare al giorno d'oggi. La mia confusione è grande e non è da meno leggendo le sue parole, ma colgo l'occasione per soffermarmi in primo luogo sul linguaggio della preghiera che indubbiamente è vario. Avviata all'iniziazione cristiana alla scuola del Catechismo di San Pio X, che invitava tra l'altro a recitare con devozione la preghiera del "Padre Nostro", pregare ha significato per me "recitare le orazioni", ma poi... dubbi, perplessità... ho cominciato negli anni a interrogarmi sul senso e sul significato della preghiera. Preghiera è per me riconoscere la "mano" di Dio nel creato, è meraviglia e stupore quando lo sguardo si perde nella contemplazione o nell'ascolto della voce della natura: il silenzio del deserto, le cime dei monti che svettano verso il cielo, l'acqua che zampilla limpida da una sorgente, la distesa del mare che all'orizzonte si confonde con il cielo. Pregare per me è un atto di umiltà, chiedere perdono, riconoscere una colpa, riconoscere la mia debolezza, mettermi in ascolto... mettermi in relazione con Dio, dal momento che la preghiera presuppone Dio. Ma mi rendo conto che la questione è un problema di "fede", che il tema della preghiera, al di là della modalità del pregare, si intreccia con quello della "fede", che è il punto centrale; prego perché ho "fede" oppure ho "fede" perché prego? Così, a volte mi sembra che abbia significato anche l'invocazione più semplice pronunciata con la mente e con il cuore, ma rivolta con "fede" a Dio Padre, a volte mi sembra di trovare nella "Parola" una risposta alle mie perplessità quando medito il capitolo XVII del Vangelo di Giovanni. In ogni caso, ma non sempre ne sono capace benché abbia la presunzione di esserne convinta, fondamentale è essere capaci di uno slancio di fiducia illimitato, essere capaci di fidarsi e affidarsi a Dio Padre con l'aiuto di Maria che "ha saputo vivere la preghiera come un allenamento per essere pronta a riconoscere, a fidarsi e a credere alla Sua Parola".


08.12.2016 - don Roberto
«Che hai fatto?»
Lettera a Maria nella solennità della sua Immacolata Concezione

«Che hai fatto?». Domanda struggente quella che Dio rivolge ad Eva presso il paradiso. Domande senza ritorno che assume i toni della condanna smascherando la sua disubbidienza e il suo squallido tentativo di "far finta di nulla".
Una domanda che fa da eco alla prima domanda rivolta da Dio direttamente ad Adamo: «Dove sei?». Domanda che sentiamo nostra ogni volta che vogliamo fare a meno di Dio. [continua]

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12.12.2016 - Miriam Rondi
"Cosa hai fatto nel rispondere affermativamente all'annuncio dell'angelo Gabriele?... Tu Maria... hai affrontato con responsabilità l'annuncio che Dio Padre ti ha rivolto attraverso l'angelo Gabriele..."
Tu, Maria, hai avuto il coraggio della Fede: pur non avendo nessuna certezza né logica né scientifica, senza pretendere una prova assoluta e oggettiva, hai espresso consapevolmente il tuo "sì" perché hai saputo riconoscere i segni della presenza e della volontà di Dio Padre nelle parole dell'angelo Gabriele. Ti sei fidata di Colui che non tradisce mai chi ha riposto fiducia in Lui, chi confida in Lui. Tu, Maria, con la tua scelta hai dimostrato la forza della Fede e, diversamente da noi che "abbiamo paura di perdere le nostre piccole sicurezze", con spontaneità e sincerità hai dato prova di un amore immenso e gratuito verso Dio Padre. Tu, Maria, hai fatto una libera scelta, hai aderito con generosità al progetto di Dio Padre, hai saputo porre in Lui la tua libertà. Oggi, sarebbe bello che anche noi, sul tuo esempio, imparassimo a praticare il coraggio della Fede, a capire la forza della Fede, a esercitare scelte libere e consapevoli in ogni ambito religioso, sociale e politico.

14.12.2016 - Tiziana Vanalli
Maria ti faccio questa domanda: "Come hai fatto a pronunciare quel SI? In quel momento ti sarai resa conto delle difficoltà cui andavi incontro?". Come donna posso immaginare la tua angoscia nel dire a Giuseppe che dentro di te stava crescendo il Figlio di Dio e non parliamo poi delle calunnie della comunità, in quei tempi poi e, per molte donne di oggi, si risolveva il tutto con la lapidazione. Solo la tua fede in Dio ti ha aiutata in quei momenti . Hai sopportato silenziosamente, con umiltà e mitezza tutte le ingiustizie della Tua vita e del tuo vivere quotidiano fino al grande dolore del tuo Figlio in croce. Sai, oggi è molto più facile dire di sì e poi fare i "cavoli tuoi" calpestando la sensibilità e la libertà degli altri. Ora si dice di sì per stanchezza, per non avere grane con gli altri e non si ha più la forza di dire di NO! Quel NO che è il tuo SI ! Quel SI a Dio , quel SI al Vangelo di Gesù, quel SI ad essere più comprensivo con gli altri, quel SI al dovere, alla giustizia , alla fatica del volere di Dio, del silenzio di cui il mondo non conosce più. Allora Maria ti rivolgo la mia preghiera, AIUTACI! Aiutaci a dire quel SI da donna vera, che con la leleganza del tuo silenzio, della tua mitezza e umiltà sei diventata la Madre del mondo.

18.12.2016 - Emanuela e Marco
È vero!!! "Abbiamo paura di fidarci di Dio perchè se non lo frequentiamo non lo conosciamo!". Al contrario di Maria che lo conosceva bene il suo Dio tanto da abbandonarsi in tutto a Lui. In questa Domenica che ricordiamo l'Incarnazione e Maternità di Maria abbiamo ripreso il vangelo della Solennità dell'Immacolata, abbiamo fissato ancora una volta nella mente il momento travolgente e affascinante del sì di Maria. Quanta audacia!!! In questa domenica ad una settimana dal Santo Natale pensiamo a Maria e Giuseppe in viaggio verso Betlemme tra disagi e sofferenze. È con questo pensiero che chiediamo a Maria e Giuseppe di portarci con loro a Betlemme così che noi possiamo conoscere a fondo l'immensità del nostro Dio che si fa piccolo Bambino per eccesso d'amore verso tutti noi.

15.08.2016 - don Roberto
Alzare lo sguardo al Paradiso
Lettera a Maria nella solennità dell'Assunzione

Carissima Maria,
oggi ti scrivo con un bagaglio di fatica che magari non mi permetterà neppure di concludere questo mio biglietto, ma desiderio iniziare a scriverti raccogliendo una tradizione che da anni mi permette di rivolgermi a te nella festa della tua assunzione al cielo. Ti scrivo perché mi sento sempre in debito nei tuoi confronti, e questo strumento mi sembra possa essere un modo per scontarne anche solo una piccola parte, con la speranza che non abbia scritto tutto nel tuo libro contabile. [continua]

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19.08.2016 - Miriam Rondi
Grazie, don Roberto, per la bella pagina che ci ha regalato! Nello specifico dedicata a Maria, ma ricca di spunti di riflessione secondo la sensibilità di ciascuno. In particolare il passaggio del testo, in cui Lei sottolinea "ogni nostro bene... è un dono di Dio", mi fa meditare sul valore del saper donare senza utilitarismo, senza tornaconto. Una cosa è dare, altra "donare" non solo ciò che è materiale e che abbiamo a disposizione, ma se stessi, quello che si è. Saper donare ci permette di non essere "attorcigliati su noi stessi, attorcigliati sulla terra", ci dispone a "staccarci dalla terra" e "ad alzare lo sguardo", ci mette in relazione con l'altro con il dono della nostra presenza, del nostro tempo, di noi stessi e ci fa essere comunità (communitas / cum-munus, un mettere insieme i doni). Saper donare se stessi, e di questi tempi non è facile, "significa dare la propria presenza e il proprio tempo, impegnandoli nel servizio all'altro, chiunque sia, semplicemente perché è un uomo, una donna come me, un fratello, una sorella in umanità" (E. Bianchi, Dono e perdono, Einaudi, Torino 2014 pag. 13).

27.03.2016 - don Roberto
Il palliativo per la coscienza

Torna forte in questi anni la riflessione attorno al tema della povertà, si moltiplicano le riflessioni, le giornate di studio e convegni, testi e libri che affrontano questo aspetto della vita. In questi giorni mi è stato regalato un libro dal titolo: "Storia della povertà" e ciò che maggiormente mi ha incuriosito è il sottotitolo: "La rivoluzione della carità dalle radici del cristianesimo alla Chiesa di papa Francesco". [continua]

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10.02.2016 - don Roberto
Teoria del gender - quali ricadute su libertà, famiglia ed educazione?
riflessione pastorale dopo aver partecipato all'incontro del prof. G. Amato

Un incontro interessante nel quale il presidente dei giuristi italiani a difesa della vita, avvocato Gianfranco Amato, ha presentato i riferimenti e i contenuti della teoria gender avvalendosi di documenti, articoli, immagini nel più ampio panorama internazionale. [continua]

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25.12.2015 - don Roberto
Fratelli nella fede per accogliere la carità del Padre che è Cristo Gesù

L’annuncio di questa nascita viene celebrata da più di duemila anni, eppure ogni anno è sempre un annuncio nuovo perché la storia degli uomini non ha ancora imparato ad accogliere questo divino mistero, e anche se avesse imparato abbiamo bisogno di lasciarci rinnovare continuamente dal mistero di Dio che purifica e da vigore alla vita e alla creazione. [continua]

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15.08.2015 - don Roberto
Il VIAGGIO della Promessa. Meditazione nella solennità dell'Assunzione di Maria.

Carissima Maria,
di nuovo è giorno di festa,
giorno in cui riconosciamo il tuo ruolo decisivo nell'Economia della salvezza, nella storia d'amore tra Dio e l'umanità.
A te Maria rivolgiamo il nostro saluto in questo giorno in cui la Chiesa celebra la tua assunzione al cielo tra il coro festoso degli angeli. [continua]

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17.09.2015 - Emanuela
Ad un mese dalla solennità di Maria Assunta in cielo, nel giorno che ricordiamo Maria Addolorata, voglio ringraziare di cuore per la bella meditazione che ci è stata regalata. Grazie perché ci invita "a contemplare il cielo" anche se nel frastuono ed affanno delle nostre giornate è difficile fermarsi e ritagliare anche poco temp o per riflettere su ciò. Grazie perché ci ricorda che anche noi "siamo pensati per il Paradiso" che alla fine di questo viaggio terreno sarà la nostra certezza! Come vivere qui senza la consapevolezza di questa Beatitudine Eterna! Anche se a volte curvi sulle nostre fatiche, sofferenze, amarezze questa grande verità ci sfugge di mano. Oggi il pensiero corre ad un altro viaggio, quello che Maria ha sopportato sulla Via del Calvario: accompagnare suo Figlio sulla Croce. Una sofferenza atroce umanamente insopportabile come lo è il dolore di tante mamme di oggi che vedono i loro figli dilaniati da tante dipendenze o mamme mediorientali che vedono i loro figli partire verso l'ignoto della nostra Europa. Chiediamo a Maria di intercedere presso Gesù perché tutti possiamo rialzarci e a testa alta riprendere il nostro cammino: perché dalla Croce Gesù non ci ha lasciati soli ma ci ha affidati nelle mani di Maria. E lei ancora una volta ha esclamato il suo "Eccomi, sarò la Madre dell'umanità intera". Affidiamoci allora a lei "nell'unico viaggio che vale la pena di essere intrapreso".

07.05.2015 - don Roberto
Sono arrabbiato con i poveri.

Immagino che questa mia esternazione possa suscitare molta perplessità e forse anche indignazione in coloro che stanno leggendo, ma vorrei cercare di spiegare questa mia arrabbiatura.
Prima di tutto è doveroso fare delle distinzioni perché non riguarda tutti, e forse riguarda solo una piccola comunità di persone che subiscono la povertà come condizione di vita, senza l'impegno o la determinazione nel provare ad affrontare la vita in modo diverso. [continua]

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05.06.2015 - Una donna dell'U.P.
Arrivo tardi... ho saputo solo questa sera, da un'amica, di questo scritto di Don Roberto, che condivido ampiamente e ritengo molto coraggioso da parte sua, nel suo ministero. Vorrei lasciare un pensiero di condivisione e di gratitudine. Spessissimo provo gli stessi sentimenti di arrabbiatura per i motivi narrati da Don Roberto ed in verità anche per molti altri che rispecchiano l'inciviltà e l'individualismo di ogni singolo cittadino. Mi arrabbio, anche se mi hanno insegnato che non si deve fare, perché credo che l'arrabbiarsi sia l'espressione di un interesse verso ciò che ci fà arrabbiare, il contrario dell'indifferenza; mi arrabbio quando nulla cambia mai, sia per un bene del singolo che della comunità o società che dir si voglia. Sempre più penso che ciascuno di noi, ricco o povero che sia, debba avere consapevolezza dell'effetto e delle conseguenze di ogni proprio gesto, verso se stesso e verso gli altri, lontani o vicini. Ogni adulto deve considerare cosa con-segue ad ogni propria azione, compromesso, opportunismo, si insomma, avere coscienza che, anche dalle situazioni più pesanti, non si emerge attraverso varie strategie ma solo ed esclusivamente prendendone atto e, spesso, sempre con tanta fatica ma con altrettanta dignità. Ho rispetto per la povertà e per l'indigenza, non solo per la povertà economica ma anche per la povertà intellettuale, spesso per mancanza di cultura, anche la più basilare; a volte però mi sembra di intuire che a "un passo sbagliato, non compreso?... non considerato?... ne segua un'interminabile serie... per poi finire nei pasticci... anche nella povertà". Non intendo assolutamente generalizzare, soprattutto rispetto alle "nuove povertà" ad esempio quelle nate nel mondo del lavoro etc. Riprendendo le parole di Don Roberto, non intendo "fare di tutta l'erba un fascio" ma siamo sinceri... a volte è faticoso prendere coscienza di alcune situazioni e così da "un mattone rotto si finisce per far crollare tutto il castello della nostra vita". Concordo che alla base sia necessaria un'educazione culturale, affettiva, spirituale, di rispetto di se stessi e dell'altro, di qualsiasi nazionalità esso sia. La società è costituita da ciascuno di noi che, soggettivamente dovrebbe farsi carico, ogni giorno, delle proprie responsabilità, si, "ciascuno il proprio pezzettino di croce"... solo così non indurremo qualcun altro a portare delle croci più pesanti... delle croci che spesso mettono in ginocchio... nell'impotenza, coloro che almeno ci tentano ad incontrare "le fragilità" altrui. Rispetto coloro che mi chiedono l'elemosina, a volte, magari alle porte dei supermercati se posso scambio una parola guardando l'altro negli occhi, perché è dignitoso per entrambi; ho deciso che non do più soldi ma cibo, ma vorrei tanto poter offrire a ciascuno un'opportunità di "scambio" che significhi: tu sei importante pe me come io lo sono per te" ma forse questo molto spesso è impossibile vero? Comunque bisogna... almeno essere in due!! È necessaria una reciprocità. Grazie per questa opportunità!

13.05.2015 - Maria
Essere arrabbiati? Io dico con forza: NO! Non bisogna esserlo! Si compiono le azioni con le migliori intenzioni, con l'amore cristiano, con l'esempio dei santi (persone comuni che hanno vissuto secondo il Vangelo). Forse ci si arrabbia se si pensa a cosa può portare l'aiuto offerto, o forse perché noi stessi ci sentiamo inutili nonostante l'aiuto dato...
Sono rimasta impressionata dalla vicenda delle suore nel centro dell'Africa uccise brutalmente dopo aver passato un'intera vita a migliorare la qualità di vita della popolazione locale; penso anche alle situazioni in cui i genitori vengono uccisi dai propri figli per denaro, persone che hanno speso ogni minuto della propria vita per l'altro e tradite... per cui cosa si fa? Niente più missionari? Niente più genitori? No! Io credo nelle azioni fatte da quelle suore, credo nell'insegnamento dei genitori, degli educatori, dei sacerdoti... È vero, il mondo non è come quello che vogliamo, penso che l'uomo sia veramente un essere ‘piccolo’, ma io non mi arrabbierei; semplicemente passerei il tempo a fare, a creare, a parlare, a cercare, a pregare.
Non credo che tutto l'aiuto che si dà non venga capito, che non dia i suoi frutti. Alcune situazioni sono e saranno ‘patologiche’ c'è da farsene una ragione! Concludo ricordando la parabola del seminatore: quante volte si dovrà seminare? Ma basta un seme per produrre una quantità infinita di bene.

09.05.2015 - non firmato
Condivido pienamente! quante volte il mio cuore in subbuglio si chiede ma che cristiana sono! sono arrabbiata con i poveri, sono arrabbiata con i ricchi, sono arrabbiata con le istituzioni e con me che sono un nulla e che nn riesce ad aiutare se nn sganciando qualche spicciolo per risollevare la coscienza pur sapendo che nn è così che si risolve la situazione e si fa sprofondare sempre più la dignità dell uomo. I suoi pensieri sono anche i miei e mi consola che anche tu sei in conflitto tra l'essere incavolato ed essere amorevole.

25.04.2015 - don Roberto
25 aprile 1945. Settant'anni di storia.

Celebriamo settant’anni di storia.
Tutto era iniziato con il desiderio di allargare i confini nazionali cercando gloria lontano da casa con il mito di edificare l’impero sfruttando le praterie africane e imponendo la supremazia dell’uomo occidentale.
Dopo settant’anni ci troviamo di nuovo a discutere di confini con la consapevolezza che non si possono sbarrare perché abbiamo la necessità di continuare a guardare fuori dai nostri recinti per imparare chi siamo. [continua]

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15.04.2015 - don Roberto
I nostri amministratori pofughi

Torna continuamente alla ribalta il tema dei profughi, forse fa più notizia quando ne arrivano un migliaio tutti insieme, e un po' meno notizia quando sono solo un centinaio. In questi giorni sono tanti. Come affrontare il problema (se non altro per tutti è un problema), non per tutti può essere l'impegno a riconoscere nel profugo un uomo a cui volgere attenzione. Ho timore che la questione sia semplicemente attorno al "dove li mettiamo?" e non anche a "come li aiutiamo?" Sono un pacco poco gradito e basta?!
Dentro questo guazzabuglio di cose, "per fortuna" che c'è la Caritas e con essa tutti i servizi ecclesiali che si possono mettere a disposizione per queste povertà. "Per fortuna" lo diconono coloro che hanno l'incarico di governare perchè se non ci fosse la comunità cristiana dovrebbero provvedere anche agli infedeli. Noi Chiesa diciamo "meno male" che abbiamo pensato di organizzarci anche con la Caritas e con essa una comunità ecclesiale che si interroga, si confronta, discute e tende la propria mano perchè ogni persona è "tempio di Dio" ed in ognuna è depositato il "sigillo dello Spirito Santo". La Chiesa dell'assistenzialismo fa comodo a tutti, la chiesa dell'annuncio della verità che è Cristo morto e risorto non è gradita ed è bene che stia zitta.
Ma i nostri politici cristiani dove sono? Non ce ne sono più! Questa è la vera povertà che dobbiamo affrontare!!!

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18.04.2015 - redazionale di Avvenire
La tentazione dell'odio

Diciamolo con chiarezza. La tentazione crescente di fronte alle notizie sempre più tragiche che giungono dai diversi scenari del Vicino Oriente, dell’Africa e del Mediterraneo sarebbe quella di reagire. Reagire militarmente e durissimamente ai massacri dei cristiani inermi e delle altre minoranze, ripagando con la stessa moneta gli aggressori e i loro complici. Reagire con una verve polemica uguale e contraria a coloro che lanciano rozze intimidazioni per negare verità storiche accertate. Reagire alla morte orribile dei profughi buttati a mare da compagni di traversata musulmani, e solo perché cristiani, dando libero sfogo all’odio di chi equipara i migranti ai terroristi e vorrebbe semplicemente ricacciarli indietro.
Reagire, sì, se non fosse che questa è appunto una tentazione. E come ha ricordato anche ieri il Papa nell’omelia del mattino, le tentazioni non sono mai una cosa buona. Francesco ha indicato invece con chiarezza un’altra strada, che è poi, ha sottolineato, «la strada di Gesù». Di fronte ai cattivi pensieri, ha detto, bisogna fermarsi, non dare tempo all’odio, ma fare spazio allo Spirito Santo, perché ci aiuti a discernere la via della pace. E infatti, mentre «il risentimento è inevitabile che scoppi nell’insulto e nella guerra», il fermarsi a discernere ci pone in sintonia con quel Dio che non predica certo la violenza, ma «ama gli altri, ama l’armonia, ama l’amore, ama il dialogo, ama camminare insieme». In sostanza la «strada di Gesù» è quella dell’umiltà che scaccia l’orgoglio, del dialogo che scardina ogni forma di chiusura.
In tal modo l’omelia di ieri mattina sembra continuare il filo di una riflessione che papa Bergoglio ha inaugurato all’indomani della celebrazione in cui ha parlato del genocidio armeno. È una riflessione che mette in guardia proprio dalle tentazioni che potrebbero perfino sembrare "giustificate" in un periodo come il nostro. Prima di tutto, come ha in pratica affermato lunedì, quella di rinunciare alla parresia, cioè al dire le cose con libertà e chiarezza. «Anche oggi il messaggio della Chiesa è il messaggio del cammino della franchezza, del cammino del coraggio cristiano», ha sottolineato nella prima omelia della settimana a Santa Marta. È il caso di notare che, anche in questo, il Pontefice ha sempre dato per primo l’esempio, quando si è trattato di scongiurare l’allargamento del conflitto siriano alle grandi potenze, quando ha ripetutamente condannato l’insensata e blasfema violenza in nome di Dio dello "Stato islamico" e degli altri gruppi terroristici, invitando la comunità internazionale a non volgere lo sguardo dall’altra parte. E anche quando ha chiamato con il loro nome gli eventi della storia.
Giovedì, invece, ha smascherato la tentazione, per certi versi opposta, della chiusura del cuore, che si manifesta nella incapacità di dialogare e porta a non obbedire a Dio. Chi non dialoga, ha ricordato Francesco, vuol far tacere gli altri. Ed è una notazione che si può applicare tanto a chi si arrocca in posizioni politico-diplomatiche difficilmente sostenibili, sia a quanti predicano indiscriminate chiusure antisolidaristiche. Le parole di ieri chiudono in un certo senso il cerchio. La tentazione delle tentazioni, avverte infatti il Papa, è quella di reagire con le stesse armi di chi arreca l’offesa o l’aggressione. Potrebbe sembrare paradossale – specie in un momento in cui tanti cristiani sono martirizzati nel nome di Gesù e più volte lo stesso Pontefice ha chiesto di porre fine alla loro sofferenza – che egli richiami la 'logica della croce' come via di uscita dalla spirale della violenza e dell’odio. Ma la storia di duemila anni di cristianesimo dimostra che è l’unica che non genera sempre nuova guerra e che è percorribile anche sul piano diplomatico.
Queste tre omelie, infatti, tradotte in un linguaggio politico-internazionale, diventano un accorato appello ai governi e alle istituzioni multilaterali, alle forze sociali, agli stessi leader religiosi, a farsi promotori – ciascuno secondo le proprie responsabilità – di una risposta che non sfoci nella vendetta, nell’odio del muro contro muro o addirittura si ammanti delle false vesti di 'guerra santa', ma sia capace di restaurare – attraverso gli strumenti del diritto internazionale e degli ordinamenti nazionali – la giustizia, la sicurezza, il rispetto reciproco, la pacifica convivenza. Papa Francesco sta pregando e lavorando con tutte le sue forze per questo. Se davvero vogliamo che la «terza guerra mondiale a pezzi» non si saldi in un conflitto dagli esiti imprevedibili, ma comunque disastrosi per tutti, sarà bene non lasciarlo solo.

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