Unità Pastorale delle Parrocchie in Cisano Bergamasco


Vai ai contenuti

Commenti

Area Stampa

15.08.2019 - don Roberto
Il segreto della preghiera di Maria
Lettera a Maria nella solennità della sua Assunzione

“Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te”
Molte volte usiamo queste parole rivolgendoci a te, Maria, con quella preghiera che raccoglie le parole usate dall’arcangelo Gabriele; così quest’oggi, nella solennità della tua assunzione le facciamo di nuovo nostre: “Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te”. [continua]

Altri articoli
dopo i commenti!
...continua...

COMMENTI

26.08.2019 - Miriam Rondi
Grazie per avere dato voce a una serie di pensieri, che non è così ovvio esprimere, in una interessante, articolata, per certi aspetti "coraggiosa" riflessione a cuore aperto, per me stimolo a ragionare sul fatto che a volte sono convinta di avere smarrito il senso del pregare al giorno d'oggi. La mia confusione è grande e non è da meno leggendo le sue parole, ma colgo l'occasione per soffermarmi in primo luogo sul linguaggio della preghiera che indubbiamente è vario. Avviata all'iniziazione cristiana alla scuola del Catechismo di San Pio X, che invitava tra l'altro a recitare con devozione la preghiera del "Padre Nostro", pregare ha significato per me "recitare le orazioni", ma poi... dubbi, perplessità... ho cominciato negli anni a interrogarmi sul senso e sul significato della preghiera. Preghiera è per me riconoscere la "mano" di Dio nel creato, è meraviglia e stupore quando lo sguardo si perde nella contemplazione o nell'ascolto della voce della natura: il silenzio del deserto, le cime dei monti che svettano verso il cielo, l'acqua che zampilla limpida da una sorgente, la distesa del mare che all'orizzonte si confonde con il cielo. Pregare per me è un atto di umiltà, chiedere perdono, riconoscere una colpa, riconoscere la mia debolezza, mettermi in ascolto... mettermi in relazione con Dio, dal momento che la preghiera presuppone Dio. Ma mi rendo conto che la questione è un problema di "fede", che il tema della preghiera, al di là della modalità del pregare, si intreccia con quello della "fede", che è il punto centrale; prego perché ho "fede" oppure ho "fede" perché prego? Così, a volte mi sembra che abbia significato anche l'invocazione più semplice pronunciata con la mente e con il cuore, ma rivolta con "fede" a Dio Padre, a volte mi sembra di trovare nella "Parola" una risposta alle mie perplessità quando medito il capitolo XVII del Vangelo di Giovanni. In ogni caso, ma non sempre ne sono capace benché abbia la presunzione di esserne convinta, fondamentale è essere capaci di uno slancio di fiducia illimitato, essere capaci di fidarsi e affidarsi a Dio Padre con l'aiuto di Maria che "ha saputo vivere la preghiera come un allenamento per essere pronta a riconoscere, a fidarsi e a credere alla Sua Parola".


08.12.2016 - don Roberto
«Che hai fatto?»
Lettera a Maria nella solennità della sua Immacolata Concezione

«Che hai fatto?». Domanda struggente quella che Dio rivolge ad Eva presso il paradiso. Domande senza ritorno che assume i toni della condanna smascherando la sua disubbidienza e il suo squallido tentativo di "far finta di nulla".
Una domanda che fa da eco alla prima domanda rivolta da Dio direttamente ad Adamo: «Dove sei?». Domanda che sentiamo nostra ogni volta che vogliamo fare a meno di Dio. [continua]

Altri articoli
dopo i commenti!
...continua...

COMMENTI

12.12.2016 - Miriam Rondi
"Cosa hai fatto nel rispondere affermativamente all'annuncio dell'angelo Gabriele?... Tu Maria... hai affrontato con responsabilità l'annuncio che Dio Padre ti ha rivolto attraverso l'angelo Gabriele..."
Tu, Maria, hai avuto il coraggio della Fede: pur non avendo nessuna certezza né logica né scientifica, senza pretendere una prova assoluta e oggettiva, hai espresso consapevolmente il tuo "sì" perché hai saputo riconoscere i segni della presenza e della volontà di Dio Padre nelle parole dell'angelo Gabriele. Ti sei fidata di Colui che non tradisce mai chi ha riposto fiducia in Lui, chi confida in Lui. Tu, Maria, con la tua scelta hai dimostrato la forza della Fede e, diversamente da noi che "abbiamo paura di perdere le nostre piccole sicurezze", con spontaneità e sincerità hai dato prova di un amore immenso e gratuito verso Dio Padre. Tu, Maria, hai fatto una libera scelta, hai aderito con generosità al progetto di Dio Padre, hai saputo porre in Lui la tua libertà. Oggi, sarebbe bello che anche noi, sul tuo esempio, imparassimo a praticare il coraggio della Fede, a capire la forza della Fede, a esercitare scelte libere e consapevoli in ogni ambito religioso, sociale e politico.

14.12.2016 - Tiziana Vanalli
Maria ti faccio questa domanda: "Come hai fatto a pronunciare quel SI? In quel momento ti sarai resa conto delle difficoltà cui andavi incontro?". Come donna posso immaginare la tua angoscia nel dire a Giuseppe che dentro di te stava crescendo il Figlio di Dio e non parliamo poi delle calunnie della comunità, in quei tempi poi e, per molte donne di oggi, si risolveva il tutto con la lapidazione. Solo la tua fede in Dio ti ha aiutata in quei momenti . Hai sopportato silenziosamente, con umiltà e mitezza tutte le ingiustizie della Tua vita e del tuo vivere quotidiano fino al grande dolore del tuo Figlio in croce. Sai, oggi è molto più facile dire di sì e poi fare i "cavoli tuoi" calpestando la sensibilità e la libertà degli altri. Ora si dice di sì per stanchezza, per non avere grane con gli altri e non si ha più la forza di dire di NO! Quel NO che è il tuo SI ! Quel SI a Dio , quel SI al Vangelo di Gesù, quel SI ad essere più comprensivo con gli altri, quel SI al dovere, alla giustizia , alla fatica del volere di Dio, del silenzio di cui il mondo non conosce più. Allora Maria ti rivolgo la mia preghiera, AIUTACI! Aiutaci a dire quel SI da donna vera, che con la leleganza del tuo silenzio, della tua mitezza e umiltà sei diventata la Madre del mondo.

18.12.2016 - Emanuela e Marco
È vero!!! "Abbiamo paura di fidarci di Dio perchè se non lo frequentiamo non lo conosciamo!". Al contrario di Maria che lo conosceva bene il suo Dio tanto da abbandonarsi in tutto a Lui. In questa Domenica che ricordiamo l'Incarnazione e Maternità di Maria abbiamo ripreso il vangelo della Solennità dell'Immacolata, abbiamo fissato ancora una volta nella mente il momento travolgente e affascinante del sì di Maria. Quanta audacia!!! In questa domenica ad una settimana dal Santo Natale pensiamo a Maria e Giuseppe in viaggio verso Betlemme tra disagi e sofferenze. È con questo pensiero che chiediamo a Maria e Giuseppe di portarci con loro a Betlemme così che noi possiamo conoscere a fondo l'immensità del nostro Dio che si fa piccolo Bambino per eccesso d'amore verso tutti noi.


15.08.2016 - don Roberto
Alzare lo sguardo al Paradiso
Lettera a Maria nella solennità dell'Assunzione

Carissima Maria,
oggi ti scrivo con un bagaglio di fatica che magari non mi permetterà neppure di concludere questo mio biglietto, ma desiderio iniziare a scriverti raccogliendo una tradizione che da anni mi permette di rivolgermi a te nella festa della tua assunzione al cielo. Ti scrivo perché mi sento sempre in debito nei tuoi confronti, e questo strumento mi sembra possa essere un modo per scontarne anche solo una piccola parte, con la speranza che non abbia scritto tutto nel tuo libro contabile. [continua]

Altri articoli
dopo i commenti!
...continua...

COMMENTI

19.08.2016 - Miriam Rondi
Grazie, don Roberto, per la bella pagina che ci ha regalato! Nello specifico dedicata a Maria, ma ricca di spunti di riflessione secondo la sensibilità di ciascuno. In particolare il passaggio del testo, in cui Lei sottolinea "ogni nostro bene... è un dono di Dio", mi fa meditare sul valore del saper donare senza utilitarismo, senza tornaconto. Una cosa è dare, altra "donare" non solo ciò che è materiale e che abbiamo a disposizione, ma se stessi, quello che si è. Saper donare ci permette di non essere "attorcigliati su noi stessi, attorcigliati sulla terra", ci dispone a "staccarci dalla terra" e "ad alzare lo sguardo", ci mette in relazione con l'altro con il dono della nostra presenza, del nostro tempo, di noi stessi e ci fa essere comunità (communitas / cum-munus, un mettere insieme i doni). Saper donare se stessi, e di questi tempi non è facile, "significa dare la propria presenza e il proprio tempo, impegnandoli nel servizio all'altro, chiunque sia, semplicemente perché è un uomo, una donna come me, un fratello, una sorella in umanità" (E. Bianchi, Dono e perdono, Einaudi, Torino 2014 pag. 13).


27.03.2016 - don Roberto
Il palliativo per la coscienza

Torna forte in questi anni la riflessione attorno al tema della povertà, si moltiplicano le riflessioni, le giornate di studio e convegni, testi e libri che affrontano questo aspetto della vita. In questi giorni mi è stato regalato un libro dal titolo: "Storia della povertà" e ciò che maggiormente mi ha incuriosito è il sottotitolo: "La rivoluzione della carità dalle radici del cristianesimo alla Chiesa di papa Francesco". [continua]

Altri articoli
dopo i commenti!
...continua...

COMMENTI

nulla


10.02.2016 - don Roberto
Teoria del gender - quali ricadute su libertà, famiglia ed educazione?
riflessione pastorale dopo aver partecipato all'incontro del prof. G. Amato

Un incontro interessante nel quale il presidente dei giuristi italiani a difesa della vita, avvocato Gianfranco Amato, ha presentato i riferimenti e i contenuti della teoria gender avvalendosi di documenti, articoli, immagini nel più ampio panorama internazionale. [continua]

Altri articoli
dopo i commenti!
...continua...

COMMENTI

nulla



25.12.2015 - don Roberto
Fratelli nella fede per accogliere la carità del Padre che è Cristo Gesù

L’annuncio di questa nascita viene celebrata da più di duemila anni, eppure ogni anno è sempre un annuncio nuovo perché la storia degli uomini non ha ancora imparato ad accogliere questo divino mistero, e anche se avesse imparato abbiamo bisogno di lasciarci rinnovare continuamente dal mistero di Dio che purifica e da vigore alla vita e alla creazione. [continua]

Altri articoli
dopo i commenti!
...continua...

COMMENTI

nulla



15.08.2015 - don Roberto
Il VIAGGIO della Promessa. Meditazione nella solennità dell'Assunzione di Maria.

Carissima Maria,
di nuovo è giorno di festa,
giorno in cui riconosciamo il tuo ruolo decisivo nell'Economia della salvezza, nella storia d'amore tra Dio e l'umanità.
A te Maria rivolgiamo il nostro saluto in questo giorno in cui la Chiesa celebra la tua assunzione al cielo tra il coro festoso degli angeli. [continua]

Altri articoli
dopo i commenti!
...continua...

COMMENTI

17.09.2015 - Emanuela
Ad un mese dalla solennità di Maria Assunta in cielo, nel giorno che ricordiamo Maria Addolorata, voglio ringraziare di cuore per la bella meditazione che ci è stata regalata. Grazie perché ci invita "a contemplare il cielo" anche se nel frastuono ed affanno delle nostre giornate è difficile fermarsi e ritagliare anche poco temp o per riflettere su ciò. Grazie perché ci ricorda che anche noi "siamo pensati per il Paradiso" che alla fine di questo viaggio terreno sarà la nostra certezza! Come vivere qui senza la consapevolezza di questa Beatitudine Eterna! Anche se a volte curvi sulle nostre fatiche, sofferenze, amarezze questa grande verità ci sfugge di mano. Oggi il pensiero corre ad un altro viaggio, quello che Maria ha sopportato sulla Via del Calvario: accompagnare suo Figlio sulla Croce. Una sofferenza atroce umanamente insopportabile come lo è il dolore di tante mamme di oggi che vedono i loro figli dilaniati da tante dipendenze o mamme mediorientali che vedono i loro figli partire verso l'ignoto della nostra Europa. Chiediamo a Maria di intercedere presso Gesù perché tutti possiamo rialzarci e a testa alta riprendere il nostro cammino: perché dalla Croce Gesù non ci ha lasciati soli ma ci ha affidati nelle mani di Maria. E lei ancora una volta ha esclamato il suo "Eccomi, sarò la Madre dell'umanità intera". Affidiamoci allora a lei "nell'unico viaggio che vale la pena di essere intrapreso".

07.05.2015 - don Roberto
Sono arrabbiato con i poveri.

Immagino che questa mia esternazione possa suscitare molta perplessità e forse anche indignazione in coloro che stanno leggendo, ma vorrei cercare di spiegare questa mia arrabbiatura.
Prima di tutto è doveroso fare delle distinzioni perché non riguarda tutti, e forse riguarda solo una piccola comunità di persone che subiscono la povertà come condizione di vita, senza l'impegno o la determinazione nel provare ad affrontare la vita in modo diverso. [continua]

Altri articoli
dopo i commenti!
...continua...

COMMENTI

05.06.2015 - Una donna dell'U.P.
Arrivo tardi... ho saputo solo questa sera, da un'amica, di questo scritto di Don Roberto, che condivido ampiamente e ritengo molto coraggioso da parte sua, nel suo ministero. Vorrei lasciare un pensiero di condivisione e di gratitudine. Spessissimo provo gli stessi sentimenti di arrabbiatura per i motivi narrati da Don Roberto ed in verità anche per molti altri che rispecchiano l'inciviltà e l'individualismo di ogni singolo cittadino. Mi arrabbio, anche se mi hanno insegnato che non si deve fare, perché credo che l'arrabbiarsi sia l'espressione di un interesse verso ciò che ci fà arrabbiare, il contrario dell'indifferenza; mi arrabbio quando nulla cambia mai, sia per un bene del singolo che della comunità o società che dir si voglia. Sempre più penso che ciascuno di noi, ricco o povero che sia, debba avere consapevolezza dell'effetto e delle conseguenze di ogni proprio gesto, verso se stesso e verso gli altri, lontani o vicini. Ogni adulto deve considerare cosa con-segue ad ogni propria azione, compromesso, opportunismo, si insomma, avere coscienza che, anche dalle situazioni più pesanti, non si emerge attraverso varie strategie ma solo ed esclusivamente prendendone atto e, spesso, sempre con tanta fatica ma con altrettanta dignità. Ho rispetto per la povertà e per l'indigenza, non solo per la povertà economica ma anche per la povertà intellettuale, spesso per mancanza di cultura, anche la più basilare; a volte però mi sembra di intuire che a "un passo sbagliato, non compreso?... non considerato?... ne segua un'interminabile serie... per poi finire nei pasticci... anche nella povertà". Non intendo assolutamente generalizzare, soprattutto rispetto alle "nuove povertà" ad esempio quelle nate nel mondo del lavoro etc. Riprendendo le parole di Don Roberto, non intendo "fare di tutta l'erba un fascio" ma siamo sinceri... a volte è faticoso prendere coscienza di alcune situazioni e così da "un mattone rotto si finisce per far crollare tutto il castello della nostra vita". Concordo che alla base sia necessaria un'educazione culturale, affettiva, spirituale, di rispetto di se stessi e dell'altro, di qualsiasi nazionalità esso sia. La società è costituita da ciascuno di noi che, soggettivamente dovrebbe farsi carico, ogni giorno, delle proprie responsabilità, si, "ciascuno il proprio pezzettino di croce"... solo così non indurremo qualcun altro a portare delle croci più pesanti... delle croci che spesso mettono in ginocchio... nell'impotenza, coloro che almeno ci tentano ad incontrare "le fragilità" altrui. Rispetto coloro che mi chiedono l'elemosina, a volte, magari alle porte dei supermercati se posso scambio una parola guardando l'altro negli occhi, perché è dignitoso per entrambi; ho deciso che non do più soldi ma cibo, ma vorrei tanto poter offrire a ciascuno un'opportunità di "scambio" che significhi: tu sei importante pe me come io lo sono per te" ma forse questo molto spesso è impossibile vero? Comunque bisogna... almeno essere in due!! È necessaria una reciprocità. Grazie per questa opportunità!

13.05.2015 - Maria
Essere arrabbiati? Io dico con forza: NO! Non bisogna esserlo! Si compiono le azioni con le migliori intenzioni, con l'amore cristiano, con l'esempio dei santi (persone comuni che hanno vissuto secondo il Vangelo). Forse ci si arrabbia se si pensa a cosa può portare l'aiuto offerto, o forse perché noi stessi ci sentiamo inutili nonostante l'aiuto dato...
Sono rimasta impressionata dalla vicenda delle suore nel centro dell'Africa uccise brutalmente dopo aver passato un'intera vita a migliorare la qualità di vita della popolazione locale; penso anche alle situazioni in cui i genitori vengono uccisi dai propri figli per denaro, persone che hanno speso ogni minuto della propria vita per l'altro e tradite... per cui cosa si fa? Niente più missionari? Niente più genitori? No! Io credo nelle azioni fatte da quelle suore, credo nell'insegnamento dei genitori, degli educatori, dei sacerdoti... È vero, il mondo non è come quello che vogliamo, penso che l'uomo sia veramente un essere ‘piccolo’, ma io non mi arrabbierei; semplicemente passerei il tempo a fare, a creare, a parlare, a cercare, a pregare.
Non credo che tutto l'aiuto che si dà non venga capito, che non dia i suoi frutti. Alcune situazioni sono e saranno ‘patologiche’ c'è da farsene una ragione! Concludo ricordando la parabola del seminatore: quante volte si dovrà seminare? Ma basta un seme per produrre una quantità infinita di bene.

09.05.2015 - non firmato
Condivido pienamente! quante volte il mio cuore in subbuglio si chiede ma che cristiana sono! sono arrabbiata con i poveri, sono arrabbiata con i ricchi, sono arrabbiata con le istituzioni e con me che sono un nulla e che nn riesce ad aiutare se nn sganciando qualche spicciolo per risollevare la coscienza pur sapendo che nn è così che si risolve la situazione e si fa sprofondare sempre più la dignità dell uomo. I suoi pensieri sono anche i miei e mi consola che anche tu sei in conflitto tra l'essere incavolato ed essere amorevole.

25.04.2015 - don Roberto
25 aprile 1945. Settant'anni di storia.

Celebriamo settant’anni di storia.
Tutto era iniziato con il desiderio di allargare i confini nazionali cercando gloria lontano da casa con il mito di edificare l’impero sfruttando le praterie africane e imponendo la supremazia dell’uomo occidentale.
Dopo settant’anni ci troviamo di nuovo a discutere di confini con la consapevolezza che non si possono sbarrare perché abbiamo la necessità di continuare a guardare fuori dai nostri recinti per imparare chi siamo. [continua]

Altri articoli
dopo i commenti!
...continua...

COMMENTI

nulla



15.04.2015 - don Roberto
I nostri amministratori pofughi

Torna continuamente alla ribalta il tema dei profughi, forse fa più notizia quando ne arrivano un migliaio tutti insieme, e un po' meno notizia quando sono solo un centinaio. In questi giorni sono tanti. Come affrontare il problema (se non altro per tutti è un problema), non per tutti può essere l'impegno a riconoscere nel profugo un uomo a cui volgere attenzione. Ho timore che la questione sia semplicemente attorno al "dove li mettiamo?" e non anche a "come li aiutiamo?" Sono un pacco poco gradito e basta?!
Dentro questo guazzabuglio di cose, "per fortuna" che c'è la Caritas e con essa tutti i servizi ecclesiali che si possono mettere a disposizione per queste povertà. "Per fortuna" lo diconono coloro che hanno l'incarico di governare perchè se non ci fosse la comunità cristiana dovrebbero provvedere anche agli infedeli. Noi Chiesa diciamo "meno male" che abbiamo pensato di organizzarci anche con la Caritas e con essa una comunità ecclesiale che si interroga, si confronta, discute e tende la propria mano perchè ogni persona è "tempio di Dio" ed in ognuna è depositato il "sigillo dello Spirito Santo". La Chiesa dell'assistenzialismo fa comodo a tutti, la chiesa dell'annuncio della verità che è Cristo morto e risorto non è gradita ed è bene che stia zitta.
Ma i nostri politici cristiani dove sono? Non ce ne sono più! Questa è la vera povertà che dobbiamo affrontare!!!

Altri articoli
dopo i commenti!
...continua...

COMMENTI

nulla



18.04.2015 - redazionale di Avvenire
La tentazione dell'odio

Diciamolo con chiarezza. La tentazione crescente di fronte alle notizie sempre più tragiche che giungono dai diversi scenari del Vicino Oriente, dell’Africa e del Mediterraneo sarebbe quella di reagire. Reagire militarmente e durissimamente ai massacri dei cristiani inermi e delle altre minoranze, ripagando con la stessa moneta gli aggressori e i loro complici. Reagire con una verve polemica uguale e contraria a coloro che lanciano rozze intimidazioni per negare verità storiche accertate. Reagire alla morte orribile dei profughi buttati a mare da compagni di traversata musulmani, e solo perché cristiani, dando libero sfogo all’odio di chi equipara i migranti ai terroristi e vorrebbe semplicemente ricacciarli indietro.
Reagire, sì, se non fosse che questa è appunto una tentazione. E come ha ricordato anche ieri il Papa nell’omelia del mattino, le tentazioni non sono mai una cosa buona. Francesco ha indicato invece con chiarezza un’altra strada, che è poi, ha sottolineato, «la strada di Gesù». Di fronte ai cattivi pensieri, ha detto, bisogna fermarsi, non dare tempo all’odio, ma fare spazio allo Spirito Santo, perché ci aiuti a discernere la via della pace. E infatti, mentre «il risentimento è inevitabile che scoppi nell’insulto e nella guerra», il fermarsi a discernere ci pone in sintonia con quel Dio che non predica certo la violenza, ma «ama gli altri, ama l’armonia, ama l’amore, ama il dialogo, ama camminare insieme». In sostanza la «strada di Gesù» è quella dell’umiltà che scaccia l’orgoglio, del dialogo che scardina ogni forma di chiusura.
In tal modo l’omelia di ieri mattina sembra continuare il filo di una riflessione che papa Bergoglio ha inaugurato all’indomani della celebrazione in cui ha parlato del genocidio armeno. È una riflessione che mette in guardia proprio dalle tentazioni che potrebbero perfino sembrare "giustificate" in un periodo come il nostro. Prima di tutto, come ha in pratica affermato lunedì, quella di rinunciare alla parresia, cioè al dire le cose con libertà e chiarezza. «Anche oggi il messaggio della Chiesa è il messaggio del cammino della franchezza, del cammino del coraggio cristiano», ha sottolineato nella prima omelia della settimana a Santa Marta. È il caso di notare che, anche in questo, il Pontefice ha sempre dato per primo l’esempio, quando si è trattato di scongiurare l’allargamento del conflitto siriano alle grandi potenze, quando ha ripetutamente condannato l’insensata e blasfema violenza in nome di Dio dello "Stato islamico" e degli altri gruppi terroristici, invitando la comunità internazionale a non volgere lo sguardo dall’altra parte. E anche quando ha chiamato con il loro nome gli eventi della storia.
Giovedì, invece, ha smascherato la tentazione, per certi versi opposta, della chiusura del cuore, che si manifesta nella incapacità di dialogare e porta a non obbedire a Dio. Chi non dialoga, ha ricordato Francesco, vuol far tacere gli altri. Ed è una notazione che si può applicare tanto a chi si arrocca in posizioni politico-diplomatiche difficilmente sostenibili, sia a quanti predicano indiscriminate chiusure antisolidaristiche. Le parole di ieri chiudono in un certo senso il cerchio. La tentazione delle tentazioni, avverte infatti il Papa, è quella di reagire con le stesse armi di chi arreca l’offesa o l’aggressione. Potrebbe sembrare paradossale – specie in un momento in cui tanti cristiani sono martirizzati nel nome di Gesù e più volte lo stesso Pontefice ha chiesto di porre fine alla loro sofferenza – che egli richiami la 'logica della croce' come via di uscita dalla spirale della violenza e dell’odio. Ma la storia di duemila anni di cristianesimo dimostra che è l’unica che non genera sempre nuova guerra e che è percorribile anche sul piano diplomatico.
Queste tre omelie, infatti, tradotte in un linguaggio politico-internazionale, diventano un accorato appello ai governi e alle istituzioni multilaterali, alle forze sociali, agli stessi leader religiosi, a farsi promotori – ciascuno secondo le proprie responsabilità – di una risposta che non sfoci nella vendetta, nell’odio del muro contro muro o addirittura si ammanti delle false vesti di 'guerra santa', ma sia capace di restaurare – attraverso gli strumenti del diritto internazionale e degli ordinamenti nazionali – la giustizia, la sicurezza, il rispetto reciproco, la pacifica convivenza. Papa Francesco sta pregando e lavorando con tutte le sue forze per questo. Se davvero vogliamo che la «terza guerra mondiale a pezzi» non si saldi in un conflitto dagli esiti imprevedibili, ma comunque disastrosi per tutti, sarà bene non lasciarlo solo.

COMMENTI

nulla




Torna ai contenuti | Torna al menu